Tiziana Mantacheti – Giochiamo con il braille

GIOCHIAMO CON IL BRAILLE
Tiziana Mantacheti

Bruno Munari, grande artista ed educatore, amava ricordare nei suoi laboratori creativi un antico proverbio cinese, a mio avviso estremamente vero per un bambino normodotato, assolutamente essenziale per un bambino con deficit visivo: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.
Partendo da questo presupposto iniziamo un lavoro con Carmelo, bimbo ipovedente di 5 anni, impostato sulla libera esplorazione di diversi materiali, strumenti e alla loro libera combinazione, teso essenzialmente alla conoscenza aptica e allo sviluppo dell’interesse, della gioia di fare per fare, della libertà di fare e di non sbagliare, del divertimento e della creatività.
Secondo Vygotskij (psicologo sovietico vissuto tra il 1896 e il 1934), la creatività è un modo di operare della mente umana che appartiene a tutti, in quanto ciascuno ha capacità proprie di organizzare i dati della realtà in maniera originale. E allora, che capacità ha un bambino con deficit visivo di organizzare in maniera creativa i dati della realtà? E che tipo di realtà sarà in grado di crearsi e di inventarsi affinché questa risulti più utile e funzionale alla sua dimensione umana e percettiva? E, soprattutto, quanto tempo e spazio avrà a disposizione affinché possa entrare in quello stato di flusso creativo che porta alla soluzione autonoma dei problemi e alla gratificazione personale?

Nasce qui l’esigenza di ridefinire la natura dell’interazione educatorebambino, sottolineando l’aspetto etimologico della parola educatore, dal latino educere “tirare fuori”; relazione fondata sulla stima e il rispetto reciproco in un ambiente dove si stabiliscono autentici rapporti interpersonali fondati sul saper ascoltare, sul lasciar fare, sul saper attendere e sulla assoluta flessibilità rispetto agli obiettivi prefissati.
Ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi per interagire col mondo. Diventa così necessario ed essenziale allargare e arricchire quanto più possibile l’esperienza del bambino; sviluppare in lui la capacità di elaborare i dati acquisiti, dissociandoli e decodificandoli, per poi combinarli in modo nuovo e in forma
autonoma così da poter promuovere la padronanza dei mezzi espressivi e delle tecniche e garantire così le condizioni necessarie per formare un individuo che utilizza a pieno le proprie capacità, i propri talenti e i propri deficit. L’obiettivo da raggiungere in questo caso è lo sviluppo della motricità fine e in
parallelo la conoscenza del Braille.

Chi si trova a lavorare con bambini con deficit visivo sa bene quanto risulti difficile, sia per difficoltà cognitive sia per interesse, l’inserimento del Braille in età prescolare. La capacità d’attenzione del bambino è già per la sua età abbastanza ridotta, l’applicazione sulla tavoletta, la difficoltà data dall’interiorizzare la specularità della lettura e della scrittura sulla tavoletta, rendono il tutto un lavoro
spesso gravoso e noioso, sia per l’operatore che – ahimè – per il bambino.
Così, partendo sempre dall’esplorazione spontanea, si è andato a lavorare su di un ausilio a mio parere molto interessante: un alfabetiere in Braille di grandi dimensioni dove ogni lettera viene riprodotta su schede di plastica dura forata opportunamente, dentro i cui fori si inseriscono pioli in legno così a formare la lettera voluta. Seguendo lo schema proposto alla scuola materna le prime lettere che siamo andati a conoscere sono state proprio le vocali su richiesta e indicazione del bambino, subito dopo abbiamo inserito qualche consonante per rendere il gioco più interessante e poter quindi scrivere semplici parole con tante vocali (per esempio: aereo, aiuola, auto, ecc.).

Per consolidare le informazioni apprese e ampliare maggiormente l’esplorazione abbiamo poi scritto in nero e a rilievo le corrispondenti lettere dell’alfabeto imparate precedentemente utilizzando “vermetti” di plastilina colorata. A questo punto, avendo già utilizzato l’argilla per la manipolazione creativa, si è pensato di costruire un personale alfabetiere su modello di quello in plastica. Abbiamo così modellato le tavolette tipo per le lettere in Braille e quelle per le corrispondenti lettere in nero a rilievo. Una volta avuto i prototipi, abbiamo preso acqua e gesso, impastato il tutto (rigorosamente con le mani) e creato i calchi in gesso per riprodurre in serie le tavolette d’argilla per tutte le lettere necessarie.
Avendo il calco, si è proceduto ad inserire lettere nuove con l’alfabetiere in plastica e a confermare l’apprendimento delle stesse, tramite quel fare che così profondamente incide sulla consapevolezza.
Una faccia della tavoletta è stata levigata per bene rendendone la superficie liscia, e l’altra con una forchetta è stata resa ruvida al tatto, con solchi ad incrocio per renderne subito percepibile il lato scrittura (ruvido) e il lato lettura (liscio). In contemporanea, trattandosi di un bambino ipovedente con un discreto residuo visivo, sono state create schede grafiche con diverse tessere, sempre su modello di
quelle dell’alfabetiere, messe in successione sullo stesso foglio per dare la possibilità di scrivere parole intere, annerendo i cerchietti che definiscono i punti con pennarelli, o coprendo gli stessi con palline di plastilina o confetti di cioccolato rotondi.

L’obiettivo anche in questo caso era unire la motricità fine (pennarelli: coordinazione oculo–manuale; plastilina: manualità) all’apprendimento del Braille in maniera divertente come la possibilità di mangiarsi le parole dopo averle scritte (confetti).
Quasi contemporaneamente in corrispondenza delle tessere in Braille (con tutti e 6 i punti disegnati) veniva scritta sotto, a tratteggi con pennarello nero a punta grossa, la parola da scrivere in Braille e da ripassare in nero sul tratteggio con un pennarello di altro colore. Queste schede così realizzate sono state ulteriormente perfezionate passandole nel fornetto e rendendo il tutto a rilievo, creando così un sussidio anche per bambini non vedenti.

Continuando con il gioco dell’alfabetiere in argilla si è poi passati ad inserire la specularità della scrittura Braille, allenando il bambino a scrivere la parola sia nel senso di lettura che in quello di scrittura per agevolare in seguito l’utilizzo e la comprensione della tavoletta Braille.
Sempre come rinforzo sono state utilizzate le schede grafiche doppie con la parola scritta in nero sopra la prima fila di tessere in Braille corrispondenti da annerire in senso lettura e sotto quelle da annerire in senso scrittura, con sotto ancora la parola in nero scritta anch’essa in senso scrittura Braille, quindi in realtà letta al contrario (gioco delle parole magiche scritte al contrario).

Il gioco proposto ha suscitato interesse anche da parte di altri bambini che hanno così voluto iniziare a fabbricarsi il loro alfabetiere personale (che verrà in seguito cotto e colorato) ed è stato possibile attivare delle vere e proprie gare a base di confetti di cioccolato in cui chi riusciva a scrivere correttamente o più velocemente la parola assegnata poteva mangiare i punti delle lettere della stessa.

Tutto ciò è stato possibile grazie all’impegno concreto della sezione UIC di Catania nella figura, in particolare, della dott.ssa Scordo e della piena e assoluta disponibilità dei locali, degli ausili e dei sussidi forniti dal dott. Leonardo Sutera Sardo, responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica di Catania, che si è adoperato con ogni mezzo affinché tutto questo e altro ancora potesse prendere forma negli ambienti del Centro, nei cuori e nelle vite di tutti: operatori, bambini e genitori.

Tiziana Mantacheti, educatrice aptica

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