Stefano Alfano – Come si realizza un libro tattile

Ogni libro tattile è una storia a sé. Il progetto di ogni libro, infatti, è soggetto a differenti problemi realizzativi, a seconda dei materiali usati, della quantità di illustrazioni, dalla natura dei singoli componenti di ogni figura, dalla reperibilità dei materiali sul mercato, dalle singole lavorazioni e dal personale che opera alla costruzione e all’assemblaggio delle parti. Realizzare un libro tattile è quindi una sfida che richiede esperienza, accurata pianificazione e competenze specifiche, ma che necessita anche di sostegni economici, visti i costi non tanto delle materie prime quanto della lavorazione, che è un processo lungo e accurato.

Un libro che necessita principalmente di lavorazioni di taglio e cucitura di materiali tessili differenti è un oggetto completamente diverso da un libro che contiene invece una quantità maggiore di parti in plastica o in gomma, o che necessita di interventi che interessino direttamente la carta delle pagine, come la goffratura, il taglio, la modellatura, la foratura o la semplice riproduzione di raffigurazioni a punto braille; è un oggetto diverso da un libro le cui illustrazioni possono essere per la maggior parte fustellate in serie piuttosto che tagliate a mano, singolarmente, una per una.
È indubbio che le esigenze di una rapida riproduzione seriale limitano la quantità finale di interventi e di tecniche da poter usare, ma resta il fatto che teoricamente i tipi di interventi materici a nostra disposizione, così come i differenti tipi di rilegatura e di assemblaggio, sono praticamente infiniti. Su di essi c’è quindi ancora molto da sperimentare, tanto da poter affermare che parallelamente all’editing del singolo libro gran parte dello sforzo realizzato consiste nel mettere alla prova nuovi materiali, specialmente per quel che riguarda la loro interazione in fase di assemblaggio. Ciò può voler dire, ad esempio, che cambiando il tipo di grammatura della carta o il tipo di stoffa o la densità di una vernice può diventare impossibile incollare tra loro elementi che in altre condizioni non presentavano particolari problemi. Quello dell’incollaggio delle parti e della loro tenuta nel tempo è solo uno degli aspetti che vanno soggetti a continua revisione e adattamento. Ogni singola fase della produzione necessita di costante ricerca e di un ventaglio di soluzioni alternative che ci garantiscano, anche al cambiare dello scenario, che non diventi impossibile, magari già a metà dell’opera, realizzare il prodotto finito.

Bisogna infatti tenere conto delle particolari circostanze nelle quali operiamo, spesso assai variabili, per quel che concerne la scelta ma soprattutto il reperimento dei materiali. Accade così che un certo tipo di gomma che si lavorava e si tagliava nel modo più veloce e corretto non è più disponibile presso il nostro fornitore, o addirittura per qualche motivo fuori commercio, e bisogna allora adattarsi ad un altro materiale che non si conosce e che può presentare tutta una serie di nuovi ostacoli tecnici. Lo stesso vale per la rilegatura, una fase importantissima e delicata, perché condiziona la resistenza e la maneggevolezza del libro, la sua durata nel tempo e anche l’estetica. Molto importante è poi testare periodicamente e a ogni nuova edizione la resistenza delle figure al tatto e assicurarsi che non vi siano perdite di materiale, come spesso può accedere con i piumaggi, o con alcuni tipi di pellicce che sono state tenute in magazzino per troppo tempo, in condizioni di stoccaggio ottimali ma che ora perdono il pelo. Lo stesso dicasi per altri materiali composti, soggetti a vari tipi di sfibramento, a comparsa di grinze o perdita di finezza tattile.

Discorso a parte va poi dedicato alle parti mobili del libro e al loro corretto funzionamento. Per ragioni di spazio ne accenneremo solo brevemente, per la vastità quasi inesauribile dell’argomento. In pratica si tratta di tutti quegli elementi che non sono fissi ma consentono alle illustrazioni di muoversi lungo la pagina, di scorrere, di sparire sotto un altro materiale e di ricomparire, o che possono essere estratte da sacchetti o piccoli contenitori, che possono allungarsi in maniera rigida o elastica, che possono assumere forma diversa tramite piegatura, schiacciamento o rotazione, che possono essere estratte e asportate totalmente dal libro, cambiare pagina, e che possono essere fissate nella nuova sede tramite le tecniche più differenti: legatura, impiego di calamiti, feltro, vari sistemi di incastro. Dobbiamo sempre accertarci che vengano assemblate correttamente e che siano di semplice uso, di modo che il bambino non debba impiegare uno sforzo fisico eccessivo per muoverle, né che debba applicarsi troppo per comprenderne il funzionamento, che deve sempre essere intuitivo e pratico. A differenza dei comuni libri illustrati a stampa, un prototipo di libro tattile, per essere editato in serie, necessita di uno studio e di un piano di lavorazione specifico, spesso assai diverso da un titolo precedente, anche in presenza di storie simili e di materiali simili.

Ogni libro va trattato in maniera diversa anche per quanto riguarda la cura che si impiega nel rispettare la fedeltà al prototipo originale, almeno se si vuole garantire l’impatto emotivo che il libro originariamente possedeva e che era nell’intenzione dell’autore esprimere. Non bisogna dimenticare che è quasi sempre l’idea iniziale quella valida, che ci ha conquistato in origine e va inseguita, rispettata e messa in opera. Prima ancora di impostare la copia buona per la stampa bisogna allora intervenire sul testo e renderlo più esplicativo delle immagini, o viceversa, omogeneizzare lo stile con il quale sono disegnate le figure e i paesaggi, economizzare gli spazi ed eliminare gli elementi superflui o ridondanti, ma senza intaccare troppo lo spirito con il quale è stato ideato. In considerazione del fatto, non secondario, che spesso può accadere di ricevere bozzetti da illustratori molto validi, che sfiorano il libro d’arte e insistono su suggestioni tattili che sarebbe veramente un peccato stravolgere.

Il lavoro di pre-editing comporta anche e soprattutto la realizzazione di un piano di lavorazione che tenga conto dei tempi e dei costi di ogni singola copia. E qui va fatto un discorso a parte, sull’aspetto economico, aprendo una veloce parentesi. Essendo ogni nuovo titolo una storia a sé, accade che ogni volta bisogna aggiornare costi e aspettative. Materie prime differenti hanno costi e tempi di consegna differenti, lo stesso dicasi per il costo delle singole lavorazioni: cucire, tagliare, fustellare, incollare, o piegare sono operazioni diverse, con diversi costi e tempi di realizzazione. In questo senso maggiori sono le lavorazioni che possono essere fatte ‘in casa’, maggiore la velocità e la garanzia di una corretta riuscita, maggiore il controllo dei costi e delle fasi di corretto assemblaggio. E’ molto importante che le persone che operano all’esterno e ci forniscono manodopera abbiano innanzitutto particolare cura nello stoccaggio dei libri e nella loro conservazione, che conoscano bene i tempi e i modi con i quali intervenire sulle immagini: alcune operazioni di incollaggio non possono ad esempio essere fatte prima che precedenti lavorazioni non siano terminate, e vanno rispettati assolutamente i tempi di seccaggio delle vernici e delle colle. Bisogna redigere e poi far rispettare un dettagliato piano di lavorazione, il quale varierà sempre e anche di molto da un libro all’altro. C’è quindi bisogno, trattandosi di operazioni delicate, di personale qualificato e di fiducia, che spesso non è facile trovare trattandosi di un tipo di manodopera abbastanza settoriale e che può richiedere competenze molto diverse ed esperienze di artigianato particolari. Un super visore tecnico che segua le lavorazioni artigianali, che abbia chiaro in mente sia ogni singolo passo che il risultato finale al quale si aspira, è figura professionale indispensabile e preziosissima, anche per quanto riguarda l’aspetto del braille, sul quale qui però non interveniamo.

In ultimo, ma solo per breve accenno, ricordiamo che, benché ancora non si investa in questo campo, questi libri possono essere integrati da suggestioni sonore che vanno al di là di quei piccoli interventi che già si operano e che sono per lo più realizzati da sfregamenti di differenti materiali fra loro: si potrebbe sperimentare un libro corredato da voce e da rumori fuori campo, registrati su supporti magnetici ed integrati al libro stesso, in modo da rendere l’esperienza della lettura veramente multisensoriale. Ma questo aspetto, ripetiamo, è ancora tutto da sperimentare. Lo stesso dicasi per gli interventi olfattivi. C’è la possibilità ora, grazie a nuove tecniche anche piuttosto economiche, di aggiungere odori ed essenze a quasi qualunque tipo di materiale. In conclusione quindi crediamo che emergano con evidenza almeno tre punti chiave da tenere in considerazione per una buona riuscita dell’edizione di un libro tattile:
1. la specificità delle figure professionali delle quali si ha bisogno: l’autore, il realizzatore del prototipo valido per la produzione (che è insieme un tecnico e un tiflologo), il grafico, il super visore tecnico, uno staff specializzato nell’assemblaggio che sia facile da gestire e controllare;
2. l’esigenza di una sperimentazione costante sui materiali e le tecniche di realizzazione;
3. un mecenate illuminato che creda nella ricchezza e nell’originalità di questi libri.

Il libro tattile, a differenza di altro materiale ad uso dei ragazzi ciechi più specificatamente didattico, è un elemento intrinsecamente più complesso e per questo, a nostro giudizio, più affascinante. Essendo un libro, e avendo quindi una trama e un tema, può essere portatore di un messaggio, di un sistema di valori, o semplicemente può essere elemento a sé stante. Richiamerà sempre la sua particolare attenzione stimolando anche in chi lo produce la sensibilità, la creatività, l’intuizione, ad esempio per prevedere quale storia sarà più apprezzata, più didatticamente interessante, più utile per l’integrazione di un bambino cieco in famiglia o nella scuola. Un libro tattile è, anche durante le fasi di assemblaggio, un elemento vivo, mentre lo si sottopone alla scelta dei differenti materiali e che può assumere formati differenti, a seconda ad esempio del verso di rilegatura o della grandezza delle pagine che si sperimentano durante la prima fase di adattamento. Il suo editing è già una fase didattica e si configura come un terreno sia di sperimentazione che di evasione, al quale gli stessi bambini ciechi dovrebbero essere coinvolti. Il personale stesso che lavora alla realizzazione del prodotto finito potrebbe essere cieco. Anche l’autore potrebbe esserlo ed è forse questa la meta finale al quale segretamente si dovrebbe aspirare.

Nessun commento

I commenti sono chiusi.